Storia Pagliara

Pagina dedicata alla storia del Comune di Pagliara

piazza municipio36 a. c. : trovò facile riparo l'esercito di Sesto Pompeo, che di li a poco si sarebbe scontrato con il futuro primo imperatore romano;
1130: Insieme ad altre borgate locali fu riunito sotto la Baronia di Savoca ad opera di Ruggero D'Altavilla re di Sicilia;
1468: Fu creata una diocesi Archimandritale con capoluogo Savoca che comprendeva i seguenti territori: Casalvecchio, Pagliara, Locadi, Antillo, Misserio, Forza d'Agro, Mandanici, Ali, Itala, San Gregorio, Sant'Angiolo.
1693: Conosciuto come Baronia di Savoca chiede ed ottiene la separazione,si ingrandisce fino a raggiungere il mare aggregando al proprio territorio le contrade di Palme, Passalbano e Botteghelle Putioli;
R. D. del 02 Aprile 1836: il Comune di Pagliara è soppresso ed aggregato a quello di Roccalumera;
1854: Scissione delle contrade che si aggregano al Comune di Roccalumera che va ampliandosi, anche per la costruzione della S. S. 114 (anno 1820) e della ferrovia (anno 1866);
Legge n. 743 del 05 Luglio 1914: l'autonomia è ripristinata, ma bisognerà aspettare il 12 marzo 1927 prima che il Comune sia effettivamente ricostituito;
1940/45: La vallata del torrente Pagliara, durante la II guerra mondiale, fu teatro di una cruenta battaglia tra le forze nazi-fasciste sconfitte e quelle anglo-americane. Qui fu fermata la ritirata tedesca e furono fatti prigionieri due loro battaglioni, grazie proprio all'ostacolo naturale che le colline della zona presentano e al percorso sinuoso del fiume.
1953: Tentativo di separazione delle due frazioni.

12 Marzo 1927 a Podestà Dott. Antonino Rodilosso
dal novembre 1927 all'agosto 1930 Podestà Allegra Carmelo
Dal __al__ Podestà Dott. Gaetano Saitta (1935)
Dal __al__ Governatore Dott. Francesco Carnabuci
Dal 1948 al 1954 Sindaco Avv. Rinaldo Ruggeri
Dal __al__ Sindaco Dott. Santo Mastroeni
Dal __al 1960 Sindaco Domenico Spadaro
Dal 1960 al 1980 Sindaco Avv. Carmelo Arizzi
Dal 1980 al 1983 Sindaco Dott. Agatino Pitrolo
Dal 1983 al 1987 Sindaco Giovanni Spadaro
Dal 1987 al 1990 Sindaco Dott. Agatino Pitrolo
Dal 1990 al 1994 Sindaco Dott. Salvatore Grasso
Dal 1994 al 1999 Sindaco Dott. Giuseppe Spadaro
Dal 1999 al 2003 Sindaco Dott. Alfredo Allegra Garufi
Dal 2003 al 2006 Sindaco Domenico Prestipino
Dal 2006 al 2007 Commissario Dott. Antonino Piccione Da Maggio 2007 a tutt'oggi Sindaco Santino Di Bella

Centro agricolo sui primi rilievi meridionali dei Peloritani, su uno sprone alla sinistra del torrente Pagliara, più a valle si trova Rocchenere, mentre Locadi sorge più a monte del capoluogo, sulla opposta riva del torrente.
Alcuni studiosi sostengono che nell'ampio letto del Pagliara, certamente asciutto in quel periodo di fine estate del 36 A. C., trovò facile riparo l'esercito di Sesto Pompeo, che di li a poco si sarebbe scontrato con il futuro primo imperatore romano.
Nulla di certo risulta però dalle fonti antiche, per cui la vita economica e civile di Pagliara fino al 1100 è pressoché ignota.
Viene appellata questa terra Palparia e Casale Tuguriorum dal Pirri, Pagliara e Paglarus da Fazello, Lipaglara da Arezio, Palearia e Paleae dal Maurolico.
La tradizione orale narra che dei pastori provenienti dal territorio di Fiumedinisi si stanziarono nell'alveo del torrente Santa Caterina, dove costruirono delle "Domus copertae palearum" ovvero delle povere case fatte di paglia e rami, "Pagghiare", da cui Pagliara.
Intorno all'anno 1130 Ruggero D'Altavilla re di Sicilia, unì ponendoli sotto la giurisdizione della baronia di Savoca, vari villaggi forse di origine saracena (Casalvecchio, Pagliara, Antillo, Locadi, Misserio, Palmolio), che concesse col titolo di signore, all'Archimandrita pro tempore del SS. Salvatore di Messina.
Dal censimento del 1134 conosciamo infatti i casali e le masserie soggette al barone di Savoca, fra queste notiamo che Pagliara con 780 abitanti è (dopo Casalvecchio con 1900 abitanti) il secondo casale più popoloso della baronia di Savoca.
Al '500 appartiene la costruzione della grande Chiesa - Monastero di S. Maria di Polimenon, con ampie navate, profonde cripte e decorazioni a stucco all'interno, posta sulla riva destra del fiume.
Solo alla fine del secolo XVI si nota un risveglio culturale (favorito anche dalla presenza dei monaci basiliani) ed economico, sono infatti di questo periodo le fornaci ormai distrutte nella frazione Rocchenere.
Nel secolo XVII Pagliara, seppur municipio di Savoca, divenne università a se stante, con propri magistrati ed amministratori della cosa pubblica.
In questa epoca vengono commissionate dal clero e dai notabili locali due dipinti di pregevole fattura, "Le stimmate di S. Francesco" e la "Celebrazione della S. Messa per le anime del Purgatorio"

chiesa san pietro e paolo

 

 

 

 

 

Si rammenta che nel 1652 Pagliara veniva già censita a parte da Savoca, come entità a se stante e contava 1114 anime e 317 case.

Nel 1678 viene ricostruita e ampliata la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo (secondo Vito Amico, in quanto matrice, nel '700 a questa ne suffragavano altre nove minori), al cui interno si possono ammirare importanti opere (in parte proveniente da S. Maria di Polimenon), tra le quali, la stupenda pala d'altare del 1586, che a buon diritto può essere inserita tra le opere più importanti del patrimonio pittorico cinquecentesco siciliano.
Questo dipinto raffigura la "Vergine con Bambino in gloria tra i Santi Pietro e Paolo", si tratta di una delle due uniche tele autografe di Cesare da Napoli, l'intero quadro è incastonato in una macchina lignea coeva dipinta e dorata.
Altro discorso meriterebbe il dipinto ad olio su tela incollato su tavola del 1595, raffigurante la "Madonna dell'Itria".
Fu però nel '700 che Pagliara raggiunse il culmine della prosperità economica e sociale, grazie alla bachicoltura.
Sono infatti frequenti i matrimoni di nobili del luogo, (Argiroffi, Calabrò, Giunta) con membri dell'aristocrazia messinese (Sollima, Ciampoli, Capace, Minatolo), nel 1978 sono censite 1146 anime.
Il centro abitato si estende sulle colline che da sinistra fiancheggiano l'omonimo torrente, all'altezza del Km. 3,5 della strada provinciale 25 Roccalumera - Mandanici.
La struttura urbana antica si presenta pressoché intatta, sulla via principale spiccano alcuni palazzotti ottocenteschi (Calabrò, Allegra) e nei viottoli caratteristici si possono ammirare archi di pietra gialla e testimonianze di abitazioni tardo medievali.
Nel centro del paese, in Via Carceri, sono ancora visibili i resti delle antiche prigioni, in contrada Rinaldo esistono i resti di un antico frantoio a trazione animale, unitamente ai resti di un mulino ad acqua.
Di fronte all'abitato sorge la ottocentesca "Villa Loteta" all'ombra di un maestoso pino secolare (la sua altezza supera i 25 metri, la circonferenza circa 4,70 metri, mentre il diametro dell'ombra proiettata è di almeno 30 metri.
Altra parte significativa fu la sua marina, sino al 1854 parte integrante del comune, poi aggregata a Roccalumera, conosciuta già in epoca romana con il nome di "Tamaricium et Palmarum" nella prima metà del '700, la borgata di Palma vide la costruzione della Chiesa SS Crocifisso, ad opera della potente famiglia del senatore Giuseppe Calabrò, al cui interno è conservato un pregevolissimo crocifisso ligneo del '700, accanto ad esso sorge la coeva villa poi abitata dal poeta Tommaso Cannizzaro ed oggi di proprietà Argiroffi.
Nella marina sorgevano già nel secolo XVI varie locande, e sino all'ottocento ne rimaneva funzionante ancora una chiamata "Zi Paola".
A poca distanza dal baglio sorge la trecentesca "Torre Saracena" con merli aguzzi, dalla prima metà dell'ottocento, cominciò per questo comune un lento degrado, facilitato dallo spostamento della popolazione verso la marina, così facendo con regio decreto dell'11 Aprile 1880, il Municipio di Pagliara venne soppresso, ed il suo territorio aggregato a quello di Roccalumera.
Solo con la Legge del 5 luglio 1914 Pagliara venne ricostituito nuovamente in comune autonomo, distaccandolo da Roccalumera.
Nel territorio attuale vanno comprese anche le frazioni Rocchenere e Locadi (un tempo comune autonomo) posta di fronte a Mandanici a 330 metri S.L.M. al cui interno si notano strutture in rovina del tardo '600 e la cinquecentesca "Torre Sollima".
Nelle campagna circostanti sono inoltre ancora visibili antichi mulini ad acqua e vecchi frantoi.
Oggi gli abitanti di Pagliara sono occupati nel settore terziario ed alcuni si dedicano alla coltivazione degli agrumi e degli ulivi.

pagliara panorama

 

 

 

 

 

Prima del 1860 e fino agli ultimi anni dell'800 Pagliara era solo un insieme di nuclei separati l'uno dall'altro e compresi tra Rocca e Ciappazzi.

Seguendo la direzione del torrente, li possiamo così elencare:

1) Rocca (1944)
2) Mulino (1948)
3) Rinaldo
4) Via Carabinieri
5) SS. Rosario
6) Monte
7) SS. Pietro e Paolo
8) Priorato (1930)
9) S. Sebastiano (1940)
Nelle campagne circostanti tali nuclei, oltre le case sparse, vi erano altri piccoli agglomerati:
10) Monte Valore Si dice che, fino alla metà del secolo scorso, il torrente Pagliara, dal quartiere Rocca in su, si presentava come una gola stretta, piena di alberi e rocce al punto tale che era impossibile risalirla coi carri. In tale gola, quasi sotto Locadi, sorgeva il Monte Valore su cui si trovava qualche casa ed un mulino. Un alluvione gigantesco e/o il trasporto di detriti alluvionali sempre più accentuato, anche a causa del disboscamento, ha riempito la gola tanto che oggi il letto del torrente è molto ampio fin oltre Mandanici. Il Monte Valore è stato circondato da detriti ed ora appare come una minuscola isoletta che si eleva dal letto del torrente per 3-4 metri.Ogni resto è scomparso, sotterrato come la "trovatura" che - gli anziani ne sono convinti - si trova nelle visceri del monte.
11) Valore ( sic. "Baluri" ) o S. Biagio ( sic. "S. Brasi" ) (1925). Piccolissimo agglomerato sulla sinistra del Torrente Pagliara, poco discosto dal citato Monte Valore. Vi si trovano ruderi dell'antica Chiesa di S. Biagio, alla quale si recavano anche gli abitanti di Natticò.
12) Natticò - Casi Muni (1950). Era uno tra i più notevoli nuclei tanto che, come attestano alcuni contratti della metà dell'800, vi si recava periodicamente un notaio. Abbiamo raccolto la voce, non ancora verificata, che vi sia nato Tommaso Cannizzaro. Certo è, che l'illustre poeta patriota e pensatore messinese, vi si sia recato spesso durante la sua giovinezza.
13) Feo (1910)
14) Faricusu (1920)
15) Calvario - Ciappazzi (1920)
16) Chiusa (1910). Trae il nome dei recinti per mandrie.
La data tra parentesi indica l'anno in cui il nucleo è stato definitivamente abbandonato.

Il numero delle antiche chiese (10 quelle citate da Vito Amico) si spiega col numero degli agglomerati in cui il sentimento di appartenenza era non meno marcato di quello che legava tutti gli abitanti in un unico Comune: le chiese di S. Sebastiano e S. Pietro e Paolo (le due maggiori in cui si seppellivano i morti e alle quali, verso la metà del '700, suffragavano altre otto minori) servivano gli agglomerati omonimi ed il borgo Priorato; la Chiesa dell'Idria (1900) serviva Rocca, Mulino e Rinaldo; la Chiesa del SS. Rosario (1900) era utilizzata dagli abitanti del quartiere omonimo e di Monte; nella Chiesa S. Biagio (1910) si recavano i fedeli del luogo e quelli di Natticò; forse un'altra chiesetta sorgeva in Via Carabinieri.
Interessante sarebbe approfondire lo studio dei rapporti tra gli abitanti e le strutture ecclesiali, specie se si considera il tutto alla luce del binomio inscindibile religione - potere politico derivante da un lato dalla Legazia Apostolica e dall'altro dalle funzioni particolari accordate dagli organismi religiosi.

Fino al 1895 circa, epoca in cui l'illuminato Luigi Mazzullo fece costruire la provinciale Roccalumera - Mandanici, la via di comunicazione principale è stata il torrente. Di conseguenza, le strade interne più importanti erano quelle che congiungevano ad esso i vari quartieri: Via Luciella, Via Carabinieri, Via SS. Rosario. La Provinciale capovolse la direzione di marcia indirizzandola verso gli abitanti siti più in alto che, ad eccezione di Monte, si trasformarono da periferia in centro.

Sebbene la suddetta Provinciale offrisse nuove prospettive di sviluppo scavalcano tra l'altro due valloni (Rinaldo e Piazza), non vi fu quasi alcun effetto immediato dal punto di vista dell'assetto urbanistico. Nel primo ventennio si contribuirono poche nella parte alta di Via Cavour; all'inizio di Via R. Margherita verso Terranova; nella parte mediana della stessa via, all'altezza dell'incrocio con Via Firenze; nella parte Ovest sempre di Via R. Margherita, subito dopo il ponte Rinaldo. Non furono tracciate nuove strade. Ciò si spiega non solo con le limitate risorse economiche, ma anche con la perdita di uomini, energie e beni economici causate dalla 1a Guerra Mondiale nella quale perirono 28 militari di Pagliara centro, 15 di Locadi, 9 di Rocchenere.
Più fecondo fu il periodo 1921-1940 in cui si registrò un notevole sviluppo edilizio dovuto sia all'abbandono dei borghi, sia all'incremento demografico. Qua e là sorgono case, in particolare rileviamo il blocco in Via Regina Margherita, nelle adiacenze dell'incrocio con Via SS. Pietro e Paolo, e l'agglomerato di Terranova. Tra il 1941 e il 1960 vi è un altro periodo di crisi nell'espansione urbana e, certamente, si sentì ancora una volta l'influenza negativa degli eventi bellici.
Due fenomeni destinati a più ampio sviluppo hanno inizio in questo periodo: la ristrutturazione di vecchie case spesso inabitate (è questo un periodo di forte migrazione oltre che di inurbamento) e la presenza più incisiva delle opere pubbliche (scuola elementare, acquedotto, cimitero di Pagliara). Occorre sottolineare che anche in passato, agli inizi del '900, si erano realizzate opere di grande utilità sociale, ma allora il tutto avveniva ad opera di privati illuminati ed intraprendenti o comunque interessati ai problemi agrari anche per personale tornaconto. Entrambi i fenomeni citati sono evidentissimi nell'ultimo ventennio in cui, accanto alla modesta espansione in Via Stigliusa, Ciappazzi e quartiere Terranova, si registra la costruzione dell'elegante Villa d'Albachiara ad opera dell'Architetto Marotta Antonino, tra l'altro progettista dell'albergo Venezia e del Royal Palace Hotel di Messina. Tuttavia l'espansione è caratterizzata preminentemente dall'edilizia pubblica (pressoché totale ristrutturazione delle strade interne, trasformazione di due valloni in strade carrozzabili, costruzione e potenziamento della rete idrica e fognante, potenziamento e rinnovo della pubblica illuminazione, costruzione della piazza, dell'asilo e della scuola elementare).

Il tessuto viario a Pagliara è più vario che nelle Frazioni. Infatti, oltre che per motivi economici, a causa della natura scoscesa del terreno e di antichi tracciati poco modificabili, si sono adoperati vari tipi di materiale. Troviamo l'asfalto, mattonelle d'asfalto e in tratti a più forte pendenza, ma sempre carrozzabili, sono in pietra lavica disposta ad intreccio.

Nessun elemento dell'impianto presenta elementi particolari di valore artistico, lampade ad incandescenza. Dell'antica illuminazione ad olio rimane solo un braccio in Via Tappeto.
Alcune fontane si trovano in vari punti del centro urbano, ma non hanno alcun pregio artistico, sono ubicate in: Via Stigliusa, Via R. Margherita, Via SS. Pietro e Paolo (1948) e Via Adriano (la fontana è menzionata in un periodico dell'inizio del secolo, probabilmente è da mettere in relazione con la Chiesa dell'Idria poco distante il che confermerebbe che trattasi di una sorgente da secoli utilizzata a scopo potabile ).
Una fontanella (da cui trae nome la zona circostante, denominata appunto "Funtanedda") si trova poco oltre il paese, verso Mandanici, e risale al 1895. Un'Icona in cemento e mattoni, si trova in Via R. Margherita, in prossimità dell'incrocio con Via Ciappazzi, è stata edificata nell'anno mariano 1954 e contiene una statuetta dell'Immacolata. Una lapide marmorea del 1926 si trova nella medesima via, sulla destra del portone municipale: riporta i nomi dei caduti della 1a Guerra Mondiale di Pagliara centro. Un'altra lapide marmorea di grandi dimensioni si trovava a sinistra del portone Municipale da dove è stata smontata dopo la caduta del Fascismo, vi era stata collocata per condannare le sanzioni (assedio economico) contro l'Italia. Misura cm. 160x80x13 e reca la scritta:
monumento ai caduti18 - Novembre - 1935 - XIV
A ricordo dell'assedio
Perché resti documentata nei secoli
L'enorme ingiustizia
Consumata contro l'Italia
Alla quale
Tanto deve la civiltà
Di tutti i continenti.
A monte del paese si trova la piazza, dove si erge il Monumento ai Caduti di tutto il Comune di Pagliara che ricorda i nomi dei Caduti delle Guerre 1915-1918, 1935-1936, 1940-1945.

L'antichissima Chiesa a 3 navate dedicata a S. Sebastiano;
Il Palazzo Calabrò
Il Palazzo del Marchese Loteta con il pino secolare.
La Chiesetta dell'Idria, l'unica delle minori che si riesce ad identificare, le altre sono state vendute dalla Curia ai privati i quali, senza esitazioni, hanno demolito e costruito ex novo.
La storica Torre Saracena (detta Sollima) di Locadi

Pagina aggiornata il 26/06/2023

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